Il fenomeno del randagismo, tanto per i cani quanto per i gatti, continua a rappresentare una delle principali emergenze etiche e sanitarie del territorio. È ormai risaputo che alla base di questo problema vi sia soprattutto l’incuria dell’essere umano: molti proprietari scelgono deliberatamente di non sterilizzare i propri animali, preferendo farli riprodurre per poi abbandonare i cuccioli o affidarli a persone prive di adeguate referenze. Una catena di irresponsabilità che ricade, inevitabilmente, sulla collettività e, soprattutto, sugli stessi animali.
Il caso: gatto di colonia ucciso da un cane randagio
Nei giorni scorsi, in un noto gruppo social alcamese dedicato ai diritti degli animali, è stata diffusa la notizia dell’uccisione di una gattina appartenente alla colonia felina di via Madonna del Riposo. Secondo quanto riportato, a causarne la morte sarebbe stato un cane randagio del quartiere, il quale avrebbe semplicemente agito secondo il proprio istinto predatorio.
Il post, corredato di fotografie della piccola vittima, si concentra quasi esclusivamente sulla responsabilità del cane, auspicando il suo trasferimento in canile come unica soluzione. Ciò che sorprende, tuttavia, è l’assenza di ogni riferimento alla necessità di sterilizzare i gatti della colonia, che continuano a proliferare senza controllo, aumentando inevitabilmente i rischi di conflitti tra specie e di sofferenza animale.
Commenti d’odio e istigazione alla violenza
Dal post sono scaturiti numerosi commenti fortemente ostili nei confronti del cane. In alcuni casi, si leggono addirittura proposte di avvelenamento — definite con l’eufemismo “sorpresina rossa”, ossia topicida — oppure richieste precise su dove l’animale sia solito stazionare, informazioni poi puntualmente fornite dagli stessi autori del post. Inviti più o meno velati a “pensarci da soli”, che configurano un preoccupante clima di caccia alle streghe.
Un paradosso, se si considera che il gruppo dovrebbe essere formato da persone sensibili alla tutela di tutti gli animali. Eppure emergono schieramenti specisti e una scarsa comprensione del comportamento naturale di un cane, che conserva i propri istinti anche vivendo in contesti urbani. Parlare di “hobby” riferendosi a un comportamento predatorio dimostra una pericolosa superficialità.
Tutti i commenti d’odio raccolti sono stati screenshottati e saranno consegnati alla Questura di Alcamo al fine di tutelare il cane di quartiere e scoraggiare qualsiasi atto di violenza nei suoi confronti.
La presa di posizione dell’associazione “Un’Anima Mille Zampe Italia”
Sulla vicenda interviene l’associazione Un’Anima Mille Zampe Italia, che annuncia di voler intraprendere azioni penali nei confronti di coloro che stanno pubblicando commenti offensivi o violenti contro gli animali.
Il presidente nazionale, Gaspare Camarda, dichiara: “Speriamo vivamente che, dopo l’istigazione avvenuta sui social tramite alcuni commenti, non accada nulla ai nostri amici a quattro zampe. In caso di scomparsa o morte del cane, saranno presi immediati provvedimenti. Informeremo il Sindaco di Alcamo, l’ASP veterinaria competente e la Polizia Locale.”
L’associazione, inoltre, ribadisce la necessità di affrontare il problema alla radice: la regolamentazione della colonia felina tramite sterilizzazione e castrazione, in collaborazione con l’ASP, come già avviene presso il rifugio sanitario di Alcamo. Un percorso di responsabilità istituzionale e civica che rappresenta l’unica strada per ridurre realmente i conflitti tra animali randagi e garantire una convivenza equilibrata.
Una riflessione più ampia
La vicenda, oltre a evidenziare il dramma quotidiano del randagismo, mette in luce un problema sociale crescente: l’uso dei social network come strumenti di sfogo, di disinformazione e, spesso, di istigazione alla violenza. Un linguaggio esasperato che rischia di trasformarsi in atti concreti e irreversibili.
Solo un approccio integrato — fatto di responsabilità dei cittadini, interventi di sterilizzazione, educazione al rispetto degli animali e controlli istituzionali — può garantire soluzioni durature e prevenire episodi tragici come quello accaduto in via Madonna del Riposo.
